profilo

Biografia

silvio_cipriano_biografiaParlare di sé vuol dire parlare dell’infanzia risalendo alla sorgente delle cose. Sono nato a Piazza Armerina in Sicilia,  ho sempre amato i viaggi e le esplorazioni, i primi sono stati i viaggi della mente, letture, sogni da ragazzi , speranze. Le scene di caccia dei famosi mosaici romani della Villa del Casale l’inizio alla bellezza e all’arte. Ho sempre trascorso i periodi di vacanze scolastiche in campagna , in villeggiatura, luglio, agosto, settembre, le scuole iniziavano a ottobre. Mi sono trasferito in Toscana negli anni settanta, prima Siena e poi  Firenze, archeologia, arte, fotografia,  cinema,  musica, libri e biblioteche.

La passione per la campagna mi ha portato ad esplorare il senese, la val d’Orcia, la maremma, i parchi (Uccellina, San Rossore, laguna di Orbetello) e poi gli Appennini  (Sasso fratino, il Mugello, il Casentino), ognuno di questi luoghi è diventato oggetto di approfondimento, di studio : ho iniziato a pubblicare servizi fotografici dei butteri , della tenuta di San Rossore, degli ultimi carbonai in Casentino, delle località termali ( Bagno Vignoni, Petriolo, Bagni San Filippo), delle abbazie toscane isolate (La Verna, Monte Oliveto Maggiore, Sant’Antimo,  Monastero di Camaldoli). Sono seguite  le incursioni in Europa, con le Highland scozzesi, le Ebridi, Bass Rock, le Cevennes e i Pirenei in Francia, poi l’ Estremadura e  la Spagna  con gli splendidi parchi popolati di rapaci. Lasciato l’insegnamento a Firenze, nel 2010, per motivi di famiglia , mi sono trasferito a Pezzoro in Alta Val Trompia.

Quante difficoltà  e quanti problemi logistici ed esistenziali! Quanto tempo libero! Ho fotografato tutto in tutte le stagioni, ho costruito due mangiatoie per uccelli, ignorate per alcuni mesi, ma poi frequentatissime da cince, pettirossi, lui, passeri, fringuelli, persino ghiandaie e scoiattoli. Ho cominciato a raccogliere semi di frassino, pigne, ghiande, cortecce di alberi, canne, sono nati gli artefatti; nel frattempo con la fotografia trovavo nuove suggestioni dedicandomi alle elaborazioni fotografiche.

La creazione di ogni artefatto o l’elaborazione di una fotografia, riflette una precisa  anche se inconscia, postura etica, un modo preciso di concepire la natura e una sua misteriosa spiritualità che conferma il bello insito nelle cose e  che solo l’istinto riesce a decifrare.

“Si vive in un’epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio. E io vivo nel terrore di non essere frainteso” (O.Wilde)

Intervista

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Intervista rilasciata all’amico antropologo Vincenzo  Capizzi, che trae spunto dal trasferimento da Firenze alla Valle Trompia e della relativa nascita creativa, per dirla con Marcel  Proust: solo il dolore è portatore di  riflessioni e creatività.

 

Storia di un trasferimento da Firenze alla Val Trompia

Nell’ottobre del 2010 ho lasciato la docenza , Firenze e l’amata toscana. Ho scelto (sic) di vivere in Alta Val Trompia  a Pezzoro,  piccolo borgo  di montagna a circa 1000 metri di altitudine. Vicina di casa, un’anziana signora, Umbertina, vedova, la cui accoglienza e

silvio_cipriano_storia_di_un_trasferimnetocortesia è sorprendente, di più, è stata il tramite per conoscere e comprendere il carattere della gente del luogo.

La sua casa , una baita, è frequentata da ricercatori, studiosi, artisti, dottori, amici e amiche, che trovano sempre un buon tè, un aperitivo,  biscotti e un’accoglienza sempre deliziosa. Il marito (detto Genio) era stato incisore alla Beretta armi, ritiratosi in pensione era diventato intagliatore, pittore e scultore per passione; la baita è piena di suoi lavori: fioriere, mensole, ciotole, quadri, piatti, uccelli  (una serie di gufi e civette), oggetti di casa come zuccheriere , calendari, poggia pentole, tutti in legno (cirmolo, frassino, noce, abete, corniolo). E’ stato per me il primo contatto col legno, plasmabile ed eclettico, naturalmente bello, nelle sue venature e  nelle sue forme strane e immaginabili.

Dopo il magnifico autunno del mese di ottobre, l’inverno è iniziato presto con la prima neve a novembre e poi il freddo vero fino a maggio. Il glicine fiorito in estate, ha lasciato sul terreno  baccelli contorti e vellutati ,  così come il frassino i suoi semi elicoidali: le idee mi frullavano in testa da sempre, forse l’isolamento, il silenzio, la crudezza del clima, l’immaginario sensibile, di fatto ho cominciato a disegnare, prima schizzi appena accennati  poi la materialità degli elementi e la loro composizione. Sono nati così, “Omaggio a Fukujma”, “Ovo”,  “Abbraccio”, “Launeddas”, “Reminiscenze”, “Grumo” e poi gli altri artefatti.

Contemporaneamente la passione, mai sopita , per la fotografia mi permetteva intrusioni  nel mondo naturale sempre più accurati, non solo luce e colore, ma situazioni e momenti della stagione percepibili solo  con l’osservazione  costante; sono nate così, le elaborazioni,  insetti, fiori, arbusti, erbe, rocce, visti nella loro essenza, in definitiva  ciò che io vedo, immagino e interpreto.

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Catalogo Artefatti